Le tazzine nubili
Sperimentazioni su oggetti quotidiani

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Letture d'arte
Recitate da Armando Carrara

Mostra Le Tazzine Nubili di Claudio Gasparini
Gran Caffe’ Crestanello - Vicenza - 23 gennaio 2007

Letture della serata

  • Scritti scelti di Bruno Munari
  • Manifesto del dadaismo, Tristan Tzara, 1918

 

 
Bruno Munari, Il Codice Ovvio, Einaudi, 1971, Torino  
 

Quando qualcuno dice:
questo lo so fare anch'io,
vuol dire che lo sa rifare

altrimenti lo avrebbe già fatto prima.»

(Bruno Munari, Verbale scritto, 1992)

Sogno dell'artista

Il sogno dell'artista è comunque quello di arrivare al Museo, mentre il sogno del designer è quello di arrivare ai mercati rionali.»

Un giorno sono andato in una fabbrica di calze per vedere se mi potevano fare una lampada. - Noi non facciamo lampade, signore. - Vedrete che le farete. E così fu.»

(Bruno Munari, a proposito della lampada Falkland)

C'è sempre qualche vecchia signora che affronta i bambini facendo delle smorfie da far paura e dicendo delle stupidaggini con un linguaggio informale pieno di ciccì e di coccò e di piciupaciù. Di solito i bambini guardano con molta severità queste persone che sono invecchiate invano; non capiscono cosa vogliono e tornano ai loro giochi, giochi semplici e molto seri.» (Bruno Munari, Fantasia, 1977)

ALBERO

Esplosione lentissima
di un seme

B. Munari, Fenomeni bifronti, 1993

"Occorre far capire che finché l'arte resta estranea ai problemi della vita interessa solo a poche persone. È necessario oggi, in una civiltà che sta diventando di massa, che l'artista scenda dal suo piedistallo e si degni di progettare l'insegna del macellaio (se lo sa fare)".  Arte come mestiere (1966)

Citazioni da: B. Munari, Codice ovvio, Einaudi, 1971, Torino

INVERSAMENTE PROPORZIONALE

Riproduzione verista della natura
un milione di ammiratori

riproduzione impressionista della natura
centomila ammiratori

deformazione della natura
diecimila amatori


la natura come pretesto per astrazioni
mille amatori
assenza della natura esteriore

arte concreta
cento amatori

cento amatori possono capire anche l'arte verista

il milione di ammiratori
nega con tutte le sue forze fisiche
l'arte concreta

TEOREMI (1945)

Una spiegazione molto esauriente
annullerebbe la funzione dell'oggetto
creato invece per stimolare la fantasia.

Il più grande ostacolo
alla comprensione di un'opera d'arte
è quello di voler capire.

"Molti artisti di arti visuali, pittori, disegnatori ecc., hanno il terrore delle macchine. Non ne vogliono nemmeno sentir parlare. Credono infatti che le macchine un bel giorno potranno fare delle opere d'arte, e si sentono già disoccupati. Anche un celebre critico qualche tempo fa a proposito di arte programmata ha scritto su un grosso quotidiano italiano questo grande interrogativo: avremo l'arte delle macchine?

"Il problema non è quello di ringiovanire, ma di restare vivi sempre. "

Conservare l'infanzia dentro di sé
per tutta la vita
vuol dire conservare
la curiosità di conoscere
il piacere di capire
la voglia di comunicare. 

I bambini di oggi sono gli adulti di domani
aiutiamoli a crescere liberi da stereotipi
aiutiamoli a suiluppare tutti i sensi
aiutiamoli a diventare più sensibili
un bambino creativo è un bambino più felice.

 

 
Munari: Attenzione Attenzione
 

Munari

 
Altri scritti di Munari da Il Codice Ovvio, Einaudi, 1971, Torino
 
 
SPONTANEITA’

L'usignolo canta
l'albero fiorisce
gli uccelli non imitano il gorgolgio dei ruscelli
gli alberi non imitano le nuvole
ma l'uomo
nelle sue manifestazioni artistiche
deve proprio imitare qualcosa?

l'usignolo canta
l'albero fiorisce
l'uomi inventa armonie
di suoni
di colori
di forme
di movimenti

ARTE VIVA

Il grande pittore
dipinge l'insegna per il fornaio
il grande scultore
dà forma a una macchina
il grande architetto
progetta la casa
per il capo del governo
il grande poeta
scrive canzoni popolari
il grande musicista
scrive la musica
per le canzoni del poeta
un popolo civile
vive
in mezzo alla sua arte

ALFABETIERE

Ride un rospo radioattivo
rode un radar
tra i roseti
dove Rina va di rado
a cercar ramarri rari
brucia un rebus con orrore
s'arroventa il rosmarino
un registro è rovinato
dalla ruggine del record
un recluso è rannicchiato
nel recapito del rame.

 
Manifesto del dadaismo, Tristan Tzara, 1918 (estratto)  
 

Per lanciare un manifesto bisogna volere: A, B, C, scagliare invettive contro 1, 2, 3, eccitarsi e aguzzare le ali per conquistare e diffonder grandi e piccole a, b, c, firmare, gridare, bestemmiare, imprimere alla propria prosa l'accento dell'ovvietà assoluta, irrifiutabile, dimostrare il proprio non-plus-ultra e sostenere che la novità somiglia alla vita tanto quanto l'ultima apparizione di una cocotte dimostri l'essenza di Dio.

Scrivo un manifesto e non voglio niente, eppure certe cose le dico, e sono per principio contro i manifesti, come del resto sono contro i principi (misurini per il valore morale di qualunque frase). Scrivo questo manifesto per provare che si possono fare contemporaneamente azioni contradittorie, in un unico refrigerante respiro; sono contro l'azione, per la contraddizione continua e anche per l'affermazione, non sono nè favorevole nè contrario e non dò spiegazioni perchè detesto il buon senso.

DADA non significa nulla.

Se lo si giustifica futile e non si vuol perdere tempo per una parola che non significa nulla. Il primo pensiero che ronza in questi cervelli è di ordine batteriologico: trovare l'origine etimologica, storica, o per lo meno psicologica. Si viene a sapere dai giornali che i negri Kru chiamano la coda di una vacca sacra DADA. Il cubo e la madre di non so quale regione italiana: DADA. Il cavallo a dondolo, la balia, doppia conferma russa e romena: DADA . Alcuni giornalisti eruditi ci vedono un arte per i neonati, per latri santoni, versione attuale di Gesùcheparlaaifanciulli, è il ritorno ad un primitivismo arido e chiassoso, chiassoso e monotono. Non si può costruire tutta la sensibilità su una parola, ogni costruzione converge nella perfezione che annoia, idea stagnante di una palude dorata, prodotto umano relativo.

L'opera d'arte non deve rappresentare la bellezza che è morta. Un'opera d'arte non è mai bella per decreto legge, obiettivamente, all'unanimità. La critica è inutile, non può esistere che soggettivamente, ciascuno la sua, e senza alcun carattere di universalità. Si crede forse di aver trovato una base psichica comune a tutta l'umanità? Come si può far ordine nel caos di questa informa entità infinitamente variabile: l'uomo? Parlo sempre di me perchè non voglio convincere nessuno, non ho il diritto di trascinare gli altri nella mia corrente, non costringo nessuno a seguirmi e ciascuno si fa l'arte che gli pare.

Così nacque DADA da un bisogno d'indipendenza. Quelli che dipendono da noi restano liberi. Noi non ci basiamo su nessuna teoria. Ne abbiamo abbastanza delle accademie cubiste e futuriste: laboratori di idee formali: Forse che l'arte si fa per soldi e per lisciare il pelo dei nostri cari borghesi? Le rime hanno il suono delle monete. Il ritmo segue e il ritmo della pancia vista di profilo. Tutti i gruppi di artisti sono finiti in banca, cavalcando differenti comete. Una porta aperta ha la possibilità di crogiolarsi nel caldo dei cuscini e nel cibo. Il pittore nuovo crea un mondo i cui elementi sono i suoi stessi mezzi, un'opera sobria e precisa, senza oggetto. L'artista nuovo si ribella: non dipinge più (riproduzione simbolica e illusionistica) ma crea direttamente con la pietra, il legno, il ferro, lo stagno, macigni, organismi, locomotive che si possono voltare da tutte le parti, secondo il vento limpido della sensazione del momento.

Qualunque opera pittorica o plastica è inutile; che almeno sia un mostro capace di spaventare gli spiriti servili, e non la decorazione sdolcinata dei refettori degli animali travestiti da uomini, illustrazioni della squallida favola dell'umanità .Un quadro è l'arte di fare incontrare due linee, parallele per constatazione geometrica, su una tela, davanti ai nostri occhi, secondo la realtà di un mondo basato su altre condizioni e possibilità. Questo mondo non è specificato, nè definito nell'opera, appartiene alle sue innumerevoli variazioni allo spettatore.

La spontaneità dadaista

L'arte è una cosa privata. L'artista lo fa per se stesso. L'artista, il poeta, apprezza il veleno della massa che si condensa nel caporeparto di questa industria. E' felice quando si sente ingiuriato: una prova della sua incoerenza. Abbiamo bisogno di opere forti, dirette e imcomprese, una volta per tutte. La logica è una complicazione. La logica è sempre falsa. Tutti gli uomini gridano: c'è un gran lavoro distruttivo, negativo da compiere: spazzare, pulire. Senza scopo nè progetto alcuno, senza organizzazione: la follia indomabile, la decomposizione. Qualsiasi prodotto del disgusto suscettibile di trasformarsi in negazione della famiglia è DADA; protesta a suon di pugni di tutto il proprio essere teso nell'azione distruttiva: DADA; presa di coscienza di tutti i mezzi repressi fin'ora dal senso pudibondo del comodo compromesso e della buona educazione: DADA ; abolizione della logica; belletto degli impotenti della creazione: DADA ; di ogni gerarchia ed equazione sociale di valori stabiliti dai servi che bazzicano tra noi: DADA ; ogni oggetto, tutti gli oggetti, i sentimenti e il buoi, le apparizioni e lo scontro inequivocabile delle linee parallele sono armi per la lotta: DADA ; abolizione della memoria: DADA ; abolizione dell'archeologia: DADA ; abolizione dei profeti: DADA ; abolizione del futuro: DADA ; fede assoluta irrefutabile inogni Dio che sia il prodotto immediato della spontaneità: DADA ."